Il concime organico

Tracce nel grano

Tracce nel grano

Mi dicono che per far crescere bene la verdura la terra va concimata. Così mammina mi istruisce e io, ancora fiducioso data la mia scarsa esperienza, eseguo.

Vado al consorzio agrario a comprare una quantità indeterminata di “Stallatico” (Chissà perchè si chiama così, eh?).

Entro con aria sicura, dai miei calcoli approssimativi me ne sarebbero occorsi tre sacchi. Chiedo. L’uomo dietro il banco mi squadra, ha riconosciuto il cittadino, probabilmente mi ha sbirciato le mani e ha notato la totale assenza di calli da zappa. Ho il dubbio che, dentro di sè, il bastardo stia ridendo.

“E come lo vuole?” mi fa. Mi smarrisco. Ora sono sicuro: ride di me e mi prende per il culo. Devo pagare il mio dazio, perciò cedo subito: “Ci sono diversi tipi?” (Che tradotto vuol dire “Bastardo, ti ho capito, per ora mi trovi ignorante ma vedrai, vedrai. Tempo pochi mesi – o anni, chissà – e il mio orto sarà un esempio per l’intera Langa e anche oltre. E allora il concime me lo porterai direttamente a casa!) “Sì”, fa lui “c’è quello naturale e quello compresso” (E spiegami un po’ carogna!).

Faccio un’espressione deferente, curiosa e interessata “E che differenza c’è fra i due, buon uomo?” (Intanto le balle mi girano a elicottero) “Eh, ün s’a sbårda meij!” “Ah, capito” replico io “Mi dia quello compresso.”

Mi carico in macchina, in cambio di una cifra che a tutta prima mi pare più che ragionevole, tre sacchi di plastica da 15 Kg ciascuno, puliti ma fortemente maleodoranti. Intanto il mio inconscio lavora e recupera dalla memoria linguistica della corteccia prefrontale anteriore una possibile traduzione delle parole dell’uomo: “Eh, uno dei due [tipi di concime] si sparge meglio.” Ho fatto bene, già capisco un tubo e non so come fare, se almeno si sparge meglio potrò fare come i vecchi contadini di Pelizza da Volpedo, spargere i granellini di concime con ampi gesti della destra, a pioggia come se fossero semi di frumento. Ma che cos’è in realtà ‘sta roba? Aiutato dai disegni esplicativi sui sacchi capisco la verità: ho comprato quasi mezzo quintale di merda di vacca, seccata e ridotta in pallet come quelli della stufa, pagandola a un prezzo che ora mi pare spropositato. E mi rendo conto di come l’idea di spargere i granellini a nude mani sia
quantomeno inopportuna.

Il vecchio beffardo nota il mio sconcerto, e ha la compiacenza di segnalarmi che, per “sbårdé” (spargere) adeguatamente l’agglomerato escrementizio, dovrò avvalermi di una pala, avendo cura di distribuire lo sterco in maniera uniforme e successivamente di rastrellare la superficie del terreno.

E la voglia comincia a scapparmi…

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