Luigi Poggio

Luigi è un vecchio contadino – oggi avrà più di ottant’anni – che vive ai Piani, a poche centinaia di metri da casa nostra.

Lavorare la terra in collina non è mai facile, per quanto Castagnole non sia ancora Langa, la terra di cui Fenoglio ne “La malora” diceva “…questa langa porca, che ti cava la pelle a montarla prima ancora che a lavorarla“. Quindi i contadini di qui, come tutti i contadini del mondo, soprattutto prima che trattori e macchine agricole diventassero disponibili alla generalità degli agricoltori, erano gente dedita al solo lavoro lavoro lavoro, senza domeniche nè feste comandate, almeno non nella bella stagione.

Un po’ abbrutiti, poveri comunque. Io ne ricordo uno, Mario Giai, morto consumato dal lavoro e dalla miseria, materiale ma anche psicologica, affettiva e intellettiva.

Luigi Poggio no. Luigi è sempre stato diverso. Di carattere allegro, sempre sorridente, aveva un bel Vespone Piaggio col quale trasportava al mercato del giovedì la sua Maria, morta qualche anno fa. E, soprattutto, dedicava parte del suo tempo a una sua passione. Verrebbe da dire al suo hobby, se questo termine non suonasse troppo esotico e quasi offensivo su queste colline della barbera.

Pavone

Pavone

La sua passione erano gli uccelli: canarini, cardellini, fagiani, bengalini e pavoni, che accudiva in una grande voliera di rete sottile, da lui stesso costruita sulla scoscesa costa della collina. Che impresa bizzarra! Son certo che sia sempre stato disapprovato e biasimato per questa sua attività improduttiva, non finalizzata al guadagno. E non parlo del guadagno per l’accumulo della “roba”, ma di quell’istinto dei contadini di terre avare, l’istinto di sfruttare ogni palmo di terra, ogni goccia di latte delle scarne bestie, per ricavarne di che vivere e un po’ di più, da nascondere dietro la trave o sotto il mattone, in vista di tempi ancor più duri.

Luigi no. Luigi coltivava quell’inutile interesse per il canto degli uccelli, per i colori delle loro livree, per il piacere del bello. E anche il piacere del bello suona eretico in queste colline.

Finchè c’è miseria non può esserci il bello, il bello ha spazio solo ove la miseria sia stata sconfitta o superata.

Luigi no, Luigi se n’è sempre fregato. E non ha vissuto male, alla fine.

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4 Responses to Luigi Poggio

  1. Monica ha detto:

    Scrivere é un bel modo per stare bene con sé e con gli altri. Prendersi cura di qualcosa ma soprattutto far nascere, accudire e far crescere é una bella cosa, é un modo per andare oltre la sofferenza e la scomparsa di chi ci é caro.
    Buon lavoro!

    • paolomoretto ha detto:

      Risposta #1: “Grazie Monica, sei proprio un’amica anche se un po’ psico”
      Risposta #2: “Grazie Monica, sei un po’ psico anche se sei proprio un’amica ”
      …scegli quella che preferisci 😉

  2. Renato ha detto:

    Mi piace molto questa idea….di scrivere dell’orto, che ti dà spazio per pensare e scrivere anche altre cose….

  3. STEFANIA ha detto:

    L’orto, si sa, vuole l’uomo morto: anzi lo voleva e lo esigeva. I tempi, quelli di oggi, sono però ben differenti: leggeri mezzi meccanici invece che vanga e zappa, tubi invece che pesanti annaffiatoi e rubinetti al posto di profondi pozzi. Facilitano di gran lunga la vita dell’ortolano.
    Meno fatica e più assiduità fanno così dell’orto un posto di maggior piacere e di compiute gioie.
    Ma, lo si sa benissimo, le etichette sono difficili da perdere.
    Da luogo segregato e distante, l’orto, galoppando ed essendo sempre più alla moda, può diventare il cuore del giardino, un punto importante e speciale del giardino moderno.
    Ora, infatti, dopo Michell Obama, molti si sono gettati a piantare pomodori, patate, fagioli, fagiolini e zucchine. E’ il loro grande momento. Nei ricevimenti, dai gossip si è passati a più ortolane conversazioni: troppi fagiolini, troppe zucchine, troppe lumache, troppe talpe. Come eliminarle, come combatterle … Echi non sa di orto si sente estromesso, un po’ escluso.
    Qui in Piemonte ora è l’ultimo momento della semina ( o del trapianto), della seconda mandata di zucchine e fagiolini, per avere sempre e possibilmente verdure fresche e giovani. Il mondo, in definitiva, rincorre la gioventù e quello degli orti si basa proprio sul tenero e sul fresco, sul loro frizzante e appetitoso appeal.
    Del resto è confermato: il gusto, il piacere e l’indice di gradimento delle primizie è sempre più alto.
    Qui nel mio orto, nel posto che è stato dedicato alle insalate da taglio, ormai invecchiate, si preannuncia un vuoto: fagiolini o zucchine lo riempiranno …

    “La verdura ha il fascino della giovinezza” Paolo Pejrone

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