25 luglio 2009: Tagliare l’erba col decespugliatore

Madonna quanta ne cresce!

Si lotta con l’erba sia all’interno, fra un cespo d’insalata e l’altro, estirpando con le mani ogni malefica pianticella, sia all’esterno, perchè l’erba ai margini dell’orto assedia l’area coltivata con l’ambizione di inghiottirla.

Oggi perciò mi son dedicato alla lotta contro l’erba esterna. E’ questa una guerra che non si può combattere a mani nude; e io mi sono avvalso della tecnologia avanzata. Avanzata nel senso che ho utilizzato ciò che è rimasto di buono nel capanno degli attrezzi: il decespugliatore.

Il nome ricorda un po’ i dissennatori di Harry Potter e un po’ Schwarzenegger / Terminator, ma gli effetti sono molto più blandi; anzi rischiano di essere nulli se… non si riesce ad avviare il motorino a scoppio, impresa in cui mi ero inutilmente cimentato per un’ora già la scorsa settimana. E la cosa mi preoccupava non poco, perchè senza l’arma finale mai avrei avuto speranze nella lotta contro l’erba. Come fare? Sarei riuscito ad avviarla? Mammina mi guardava con disapprovazione e un muto rimprovero negli occhi: “Papà riusciva sempre a farla partire…” Già, ma io non sono papà!

E’ stato l’amico Marcello Cavallo, noto Coltivatore Diretto, a darmi l’imbeccata giusta: il funzionamento delle infernali macchinette dipende direttamente dalla qualità della miscela che si mette nel serbatoio. Detto fatto: mi son fatto confezionare dal benzinaio una ricca miscela al 5%, ho svuotato il serbatoietto da quella che c’era prima e l’ho riempito con quella nuova. Pochi tiri della cordicella di avviamento e il miracolo è avvenuto: dopo un po’ di tosse il motore si è fieramente avviato.

La testa del decespugliatore

La testa del decespugliatore

Ho baldanzosamente iniziato ad aggredire le erbacce, che cadevano sotto le sferzate del filo del decespugliatore. Ma la cuccagna è durata poco. Qualche fusto un po’ più coriaceo, un pezzo di rete metallica fra l’erba… e i fili di nylon che roteando velocemente tranciano l’erba si spezzano. L’arma totale diviene inefficace. In teoria dovrebbe esserci un meccansimo che, a mano a mano che il filo si consuma, ne fa uscire dell’altro, ma nella mia macchinetta (tecnologicamente avanzata) questo non accade più. Quindi la sequenza operativa è:

  1. Imprecazione (“…zzz! E’ già consumato! Di nuovo!)
  2. Spegnimento della macchina mediante chiusura della valvola del carburante
  3. Mi tolgo l’apposita cinghia dalla spalla e depongo la macchina a pancia in su, appoggiata al pozzo
  4. Con l’ausilio di chiave inglese da 14 smonto il dado che chiude la testa (così si chiama) che a sua volta contiene il filo di nylon, facendo attenzione a non far schizzare via la molla, che poi mi servirà al momento del montaggio
  5. Apro la testa (sarebbe bello poterlo fare anche con certi cristiani…), smonto il rocchetto, estraggo il filo nella lunghezza opportuna (mi sono occorsi tre tentativi e relativi nodi gordiani per capire quale fosse la lunghezza opportuna), rimonto il rocchetto
  6. Richiudo la testa, sistemo – con difficoltà – la molla, avvito il dado
  7. Giro la macchina infernale in posizione supina, apro la valvola del carburante e dò alcuni strappi alla corda di avviamento
  8. Partito! Mi rimetto la cinghia in spalla e ricomincio
  9. Quattro minuti di taglio entusiatico, un minuto di taglio faticoso…
  10. Nuova imprecazione (“…zzz! E’ già consumato! Di nuovo!)
  11. Riprendere dal punto 2.

E’ stata una vera fatica: l’erba era amazzonica, la vibrazione del motore mi ha fatto provare per un paio d’ore le stesse sensazioni di un parkinsoniano, il rumore mi ha assordato ma… il risultato mi ha premiato. Ora si può nuovamente camminare intorno alla parte coltivata, e l’aspetto è molto più ordinato.

Per ora ho lasciato sul posto l’erba tagliata. Ho deciso che così seccherà al sole, e la prossima volta potrò rastrellarla, raccoglerla e bruciarla.

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