Facciamoci male

Da "Mozambico" di Massimo Mastrorillo

Da "Mozambico" di Massimo Mastrorillo

Alcuni vecchi compagni del liceo e io stiamo organizzando la cena della VC. La quinta C del Galfer 1979 – ’80, ovvero gente che ha fatto la maturità trent’anni fa. Una roba da “The Big Chill” (qui da noi “Il grande freddo”).

Cercando l’uno e l’altro ho trovato il sito di Massimo Mastrorillo, detto al tempo “Mastro”. Me lo ricordo bene, Mastro, anche perchè a un certo momento – in quarta, credo – eravamo diventati anche abbastanza amici e tagliavamo da scuola per andare a giocare a tennis insieme. Era fatto strano: un fisico un po’ da gorilla, massiccio, tozzo. Neanche tanto bravo a scuola, ma per bene. La quinta l’aveva fatta a Roma, e ci siamo completamente persi di vista.

Ora fa il fotografo. Ma non di quelli dei matrimoni, no. Di quelli tosti, che fanno i reportage, che vanno nei vari buchi del culo del mondo a vedere cose che noi non vogliamo vedere, a fotografarle e a mettercele davanti agli occhi. Sempre che i nostri occhi vogliano vedere, naturalmente.

E allora facciamoci male – solo un pochino, però – e costringiamoci a guardare per venti minuti i suoi reportage: Haiti, Indonesia, Albania, Mozambico…

Sono foto crude, in bianco e nero, profondissime, mute e urlanti.

Vecchio Mastro, mai avrei pensato che avevi queste cose dentro. Fatti sentire: se ci sei batti un colpo.

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