«Dubitare, disobbedire, trattare»

Riti

Riti

Interessante, vero? Ho trovato queste parole in un articolo di giornale. Ovviamente richiamano capovolgendolo il famoso “Credere obbedire combattere”, ma non costituiscono solo una boutade: «Dubitare, disobbedire, trattare» può essere impiegato come mantra nelle cose della vita. Non diamo nulla per scontato, non lasciamo che altri decidano per noi, cerchiamo di negoziare (io preferisco senza dubbio “negoziare” a “trattare”) la soluzione che coinvolga e soddisfi tutte le parti.

Significa che le cose possono cambiare, che noi stessi possiamo concederci di cambiare e di ammettere con umiltà “Non ce la faccio a far come dici tu; voglio che sia diverso, voglio farti capire le mie ragioni – anche quelle del cuore, perchè l’essenziale è invisibile agli occhi – aiutami, non smettiamo di parlarne.” Disobbedire, allora, non è più una parola di ribellione bensì di tenacia e di costruzione.

Più fatica, più coinvolgimento, ma che ricompensa!

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

A dieta

Ebbene sì, mi son messo a dieta. Non una dieta – fai – da – te, intendiamoci, bensì un regime alimentare concordato con una brava dietologa. Niente di terribile, no, solo un po’ di rigore e di attenzione, qualche riduzione e qualche rinuncia.

C’è anche qualche indicazione che non può che riempirmi di piacere: tanta tanta verdura, ma non solo bollita! Beh, ora in piena stagione delle insalate e con i pomodori che stanno andando a regime potrebbe non essere troppo difficile, e infatti mi divoro grandissime, saporite e colorate insalate, condite con molto aceto (perchè mi piace, e non è viateto) e pochissimo olio (che mi piace altrettanto, ma a qualcosa bisogna pur rinunciare). E zucchini in carpione (di nuovo, mooooolto più aceto che olio, un po’ d’aglio, profumata salvia). A proposito di aceto: a Casta ho trovato una bottigliona (saranno almeno cinque litri) di aceto naturale preparato da papà: grazie, bel regalo, anche perchè l’aceto è ottimo.

Perchè faccio la dieta? Diciamo un po’ per me, per sentirmi meglio e magari diventare più agile e scattante, ma soprattutto per le persone che mi amano e che amo:  credo che a tutte le mie ragazze piacerà vedermi un po’ più snello e gradevole da abbracciare, e anche poter contare su una mia più lunga aspettativa di vita (nel frattempo una toccatina…). Insomma, più magro, più sano, più sexy (esagerato!) 🙂

Va beh: ho iniziato da appena tre giorni, ma se non altro sono ottimista! Le attività extra – professionali di questo periodo, oltretutto, mi sono di grande aiuto: molto lavoro per la ristrutturazione della casa di Casta, che sta procedendo bene, e che implica sforzi fisici impegnativi e prolungati (spalare la terra, spostare i mobili, svuotare stanze ripostigli e rimesse, inumare i topi mummificati da decenni…). Ciò significa grandi sudate, ma anche potersi tenere in forma senza bisogno di andare in palestra.

Raccolto di domenica 11 luglio 2010

Raccolto di domenica 11 luglio 2010

E’ vero che dedico poco tempo all’orto… ma non posso far tutto. Comunque sono ugualmente ripagato: ecco il mio ultimo raccolto, di ieri.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Le precauzioni inutili

Oltre all’orto ogni tanto coltivo anche il mio spirito: innaffiato con buone letture, rende meglio.

Da pochi giorni ho ripreso in mano un autore che ho amato molto, Dino Buzzati; questo brano, peraltro piuttosto triste, l’ho ritrovato sfogliando i suoi numerosissimi racconti. Povera, sfortunata, ingenua Irene, che lotta contro l’ineluttabile…

5

5

Ora che lui è partito, e non si farà vivo più, scomparso, cancellato via dal quadrante della vita esattamente come se fosse morto, a lei, Irene, non resta che armarsi di tutto il coraggio che una donna può chiedere a Dio e sradicare tutti i rami per cui quello sfortunato amore si è attaccato alle sue viscere. E’ sempre stata una ragazza forte, Irene, questa volta non sarà da meno.

E’ fatto! Meno tremendo di quanto lei pensasse; e meno lungo. Non sono passati neanche quattro mesi, ed eccola completamente liberata. Un poco più magra, più pallida, più diafana, però leggera, col languore soave della convalescenza dentro cui già palpitano vaghe illusioni nuove. Oh è stata brava, eroica è stata, ha saputo essere crudele con sé stessa, ha respinto con accanimento tutte le lusinghe dei ricordi, ai quali sarebbe stato pur dolce abbandonarsi. Distruggere tutto ciò che di lui restava nelle sue mani, fosse pure uno spillo, bruciare le lettere e le foto, buttar via i vestiti indossati quando c’era lui, sui quali forse gli sguardi suoi avevano lasciato una traccia impalpabile, sbarazzarsi dei libri che anch’egli aveva letto e la comune conoscenza stabiliva una complicità segreta, vendere il cane che ormai aveva imparato a riconoscerlo e gli correva incontro al cancello del giardino, abbandonare le amicizie che erano appartenute a entrambi, cambiare perfino casa perché a quel camino lui una sera si era appoggiato con un gomito, perché un mattino quella porta si era aperta, e dietro era apparso lui, perché il campanello della porta continuava a dare lo stesso suono di quando lui veniva, e in ogni stanza le sembrava così di riconoscere una misteriosa impronta. Ancora: abituarsi a pensare ad altre cose, gettarsi in un lavoro massacrante per cui di sera, quando il pericolo si ridestava più insidioso, un sonno di pietra la atterrasse, conoscere nuove persone, frequentare nuovi ambienti, cambiare anche il colore dei capelli. Tutto questo lei è riuscita a fare, con impegno disperato, non lasciando sguarnito un angolo, una fessura, da cui il ricordo potesse farsi strada. L’ha fatto. Ed è stata guarita. Ora è mattino, con un bel vestito azzurro che la sarta le ha appena mandato, Irene sta per uscire di casa. Fuori c’è il sole. Lei si sente sana, giovane, tutta lavata dentro, fresca come quando aveva sedici anni. Felice addirittura? Quasi. Ma da una casa vicina viene una breve onda di suono. Qualcuno ha la radio accesa o fa andare il grammofono, e una finestra è stata aperta. Aperta e poi subito chiusa. E’ bastato. Sei o sette note, non di più, la sigla di un vecchio motivo, la sua canzone. Su, coraggiosa Irene, non perderti per così poco, corri al lavoro, non fermarti, ridi! Ma un vuoto orrendo le si è già formato entro nel petto, ha già scavato una voragine. Per mesi e mesi l’amore, questa strana condanna, aveva finto di dormire, lasciando che Irene s’illudesse. Ora una inezia è stata sufficiente a scatenarlo. Fuori passano le macchine, la gente vive, nessuno sa di una donna che, abbandonata sul pavimento a ridosso della porta di casa come una bambina castigata, sciupandosi il bel vestito nuovo, perdutamente piange. […]

Dino Buzzati, “Le precauzioni inutili”

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La Volpe e il Piccolo Principe ;-)

In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe.“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….” “Chi sei?” domandò il piccolo principe,  “sei molto carino…” “Sono la volpe”, disse la volpe.Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.“Ah! scusa”, fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:“Che cosa vuol dire addomesticare?”“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe “che cosa cerchi?”

[…]

come una musica

come una musica

“Che cosa vuol dire addomesticare?”“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…“Creare dei legami?”“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”“Comincio a capire”, disse il piccolo principe.

"Per favore… addomesticami"

"Per favore… addomesticami"

[…] Ma la volpe ritornò alla sua idea:

“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminataConoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: Per favore… addomesticami”, disse. “Volentieri”, rispose il piccolo principe, […]

Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe […]

“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.“In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino.

Il piccolo principe ritornò l’indomani. Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora“, disse la volpe. Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”. “Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”. Così il piccolo principe addomesticò la volpe.[…]

...non si vede bene che col cuore...

...non si vede bene che col cuore...

Disse la volpe: “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.[…] Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile”[…]

Io sono responsabile […]” Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Antoine de Saint-Exupéry “Il piccolo principe”

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Fagiolini, trombette e cetrioli

Fagiolini

Fagiolini

I fagiolini crescono…

Trombette rigogliose

Trombette rigogliose

…cosi’ come le trombette, che secondo le abitudini della specie si stanno espandendo senza limiti. Ne ho gia’ raccolte una mezza dozzina.

Cetrioli in fiore

Cetrioli in fiore

Anche i cetrioli crescono e fioriscono…

Il primo cetriolo

Il primo cetriolo

…ed e’ anche spuntato il primo cetriolo.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Solanacee

…ovvero pomodori e peperoncini.

I primi a maturare

I primi a maturare

I primi hanno finalmente iniziato a maturare: sono i datterini, che volevano tagliare per primi il traguardo. Eccoli prima di essere raccolti…

Il primo, esiguo raccolto

Il primo, esiguo raccolto

…e dopo il raccolto.

Peperoncini lunghi

Peperoncini lunghi

Crescono bene i peperoncini lunghi, che in teoria dovrebbero essere rossi e piccanti. Non avro’ sbagliato nell’acquistare le piantine?

I peperoncini tondi

I peperoncini tondi

Ecco invece quelli tondi, da farcire. Questi sono quelli che ho acquistato al vivaio…

I peperoncini di Don Sebastiano

I peperoncini di Don Sebastiano

…e questi altri sono quelli che mi ha dato Don Sebastiano. Sono ripresi dall’alto e si vedono solo le foglie, ma sotto sotto anche loro hanno dei piccoli peperoncini.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Pesche e albicocche

Pesche noci

Pesche noci

L’albero di pesche noci, che ho severamente potato in autunno, mi sta ripagando con gratitudine: i frutti sono grossi e presto saranno maturi.

Rarissime albicocche

Rarissime albicocche

Questo, invece e’ il primo raccolto di albicocche… ma anche l’unico e l’ultimo: quasi tutti i fiori, infatti, erano stati falcidiati dall’ultimo gelo di primavera. Dai pochi fiori superstiti sono nate le albicocche della foto: poche ma grandi, succose e saporitissime: vere albicocche, non quelle acquistate in negozio!

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento